|
Di seguito potete leggere il testo della lettera aperta del Presidente di BDSM Italia inviata alla redazione de Le Iene e a quella di altre testate giornalistiche italiane, riguardo la strumentalizzazione che è stata fatta del tema del BDSM e del fetish durante il servizio "Il truffatore sadomaso" andata in onda durante il programma Le Iene.
Gentile Redazione, Nella puntata del programma di Italia 1 “Le Iene” di martedì 17 novembre 2009 è stato messo in onda un servizio (visibile anche online all’indirizzo http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=iene&data=2009/11/17&id=5520&from=iene) riguardante un uomo che ha realizzato una truffa online ai danni di diverse persone e che è stato ripreso durante un incontro intimo che aveva anche risvolti fetish e BDSM. Visto il modo in cui è stato trattato l’argomento ci sentiamo in dovere di rivolgerci agli organi di informazione con la presente Lettera Aperta. Tutto il servizio nasce come una sorta di vendetta di alcune persone che sono state truffate a cui va sicuramente tutta la nostra solidarietà per il danno subito, che però va punito dalle forze di polizia, non rendendo pubblici stili di vita o preferenze sessuali del presunto colpevole. Ci chiediamo e ci scandalizziamo del fatto che, come riportato ad inizio del servizio, la Polizia Postale si reputi inadeguata o incapace di perseguire un crimine di questo tipo affermando che sarebbe stato archiviato, nonostante le prove e il fatto che la truffa abbia coinvolto più persone. Qual è il numero minimo di persone che devono subire un raggiro affinchè la giustizia possa compiere il suo lavoro?E soprattutto ci scandalizziamo perché un truffatore non viene punito né tramite il normale processo legislativo, ma semplicemente esponendo al pubblico ludibrio le proprie scelte personali in fatto di gusti e preferenze sessuali, come se tale esposizione dovesse diventare un deterrente a commettere ulteriori crimini.Se ci si deve vergognare di qualcosa ci si deve vergognare di aver truffato qualcuno, non certo di essere un feticista dei piedi o delle scarpe né di essere interessato a pratiche di dominazione/sottomissione o sadomasochismo con altre persone adulte e consenzienti. Il messaggio che ci è parso trasparire dal servizio è invece che, se si hanno gusti di questo genere, è giusto che qualcuno minacci di renderli pubblici (basta pensare al commento dell’autore del servizio che diceva “questo si sta a preoccupa’ degli amici, ma mi sa che lo vedranno un po’ più di persone”) e usare questa minaccia come strumento di controllo sociale sia per cercare di inibire il perpretrarsi della truffa stessa (se la smetti di truffare, smetto di far vedere le immagini di te che fai questo o quello), sia –di conseguenza- per limitare la libera pratica di queste attività sessuali perché vissute come una ulteriore possibile arma di ricatto. Quindi il rischio è che si pensi che qualcuno fa queste cose è ricattabile e ridicolizzabile e quindi è giusto usare queste armi per punirlo nel momento in cui dovesse commettere qualcosa di non corretto, anche sostituendosi all’autorità giudiziaria. Come si può credere di punire qualcuno per uno sbaglio o un reato diffondendo il fatto che pratichi cose che, sebbene non condivise da tutti, non sono certo né un reato né devono essere considerate una fonte di discriminazione? L’unico scopo è quello di stimolare la morbosità dei telespettatori e l’unico effetto è quello di confondere le loro idee su cosa siano effettivamente il BDSM ed il fetish. La posizione della nostra Associazione è chiara: l’interesse per il feticismo o per il BDSM, quando svolto tra individui adulti e consenzienti, non deve essere considerata un’aberrazione della personalità ma una delle tante sfumature della sessualità umana e pertanto non può essere strumentalizzata o spettacolarizzata al pari di qualsiasi altra scelta personale o preferenza sessuale. Questa lettera ribadisce quindi la solidarietà alle vittime della truffa, ma vuole condannare ancora una volta la strumentalizzazione di eventi e di notizie, che finiscono per accostare il BDSM e il fetish ad attività criminali in una sorta di fisiognomica morale dove chi pratica BDSM inevitabilmente finisce per essere anche una persona criminale. Il Presidente Stefano Davide Laforgia |